All’origine di tutto ciò c’è una modifica della legge sull’energia che il Consiglio federale ha sottoposto a consultazione il 19 giugno 2026. Essa attua una mozione approvata nel 2025 e prevede che i proprietari di immobili residenziali debbano realizzare l’impianto di base per la ricarica dei veicoli elettrici, a condizione che gli inquilini o i comproprietari lo richiedano e che la misura sia ragionevole.
Per i proprietari immobiliari non si tratta quindi della singola wallbox, bensì di interventi nei garage, nell’allacciamento e nella ripartizione dei costi. A seconda dell’edificio, l’impianto di base comprende il percorso dei cavi fino al posto auto, la misurazione e, in caso di più punti di ricarica, la gestione del carico. Secondo il progetto, la wallbox vera e propria rimane a carico dell’utente.
Le associazioni si preparano allo scontro
La resistenza è organizzata. L’HEV Svizzera respinge l’obbligo legale di investimento e mette in guardia da costi aggiuntivi e nuovi conflitti negli immobili in affitto e nella proprietà per piani. Anche la SVIT Svizzera si oppone a questo intervento, definendolo sproporzionato. Entrambe le associazioni sostengono che lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica sia già in corso, sebbene a un ritmo più lento rispetto a quanto auspicato dai sostenitori.
Dall’altra parte, i sostenitori fanno riferimento alla vita quotidiana nei condomini. La Confederazione motiva espressamente il progetto con la mancanza di infrastrutture di ricarica, che costituisce spesso un ostacolo all’acquisto di un veicolo elettrico. Proprio in Svizzera, con la sua elevata percentuale di immobili in affitto e in comproprietà, l’ampliamento delle infrastrutture negli immobili residenziali assume un’importanza decisiva.
Maggiore pressione sugli immobili esistenti
Per i proprietari e gli amministratori, il progetto è particolarmente delicato per quanto riguarda gli immobili esistenti. Sebbene gli adeguamenti nei garage sotterranei siano spesso tecnicamente fattibili, essi riguardano l’allacciamento alla rete, la fatturazione, le capacità di riserva e la questione di quali costi siano collettivamente sostenibili. È proprio qui che risiede la mina politica del progetto. Esso non obbliga le comunità di proprietari ad acquistare ogni singola stazione di ricarica, ma impone comunque un investimento preliminare in termini strutturali e organizzativi.
A esercitare ulteriore pressione sono i sostenitori che vogliono già andare oltre. Energie 360° definisce la proposta del Consiglio federale un compromesso minimo e chiede il diritto alla ricarica anche per i parcheggi annessi a locali commerciali. In questo modo il dibattito si estenderebbe rapidamente dagli edifici residenziali agli immobili adibiti a uffici e attività commerciali.
Dopo la consultazione inizia la vera e propria battaglia
La consultazione si è conclusa il 12 ottobre 2026. Il prossimo passo sarà la valutazione da parte del Consiglio federale dei riscontri ricevuti e l’elaborazione di un messaggio al Parlamento. Sarà proprio in quella sede che si deciderà fino a che punto si spingerà effettivamente l’ingerenza nei diritti di proprietà e con quale rigore saranno definiti nella legge i concetti di ragionevolezza, eccezioni e trasferimento dei costi.
