Il punto di partenza del progetto di legge è stata una mozione del consigliere cantonale dell’UDC Pierre Dalcher, sostenuta dal PLR, dal Centro e dal PEV, che si è imposta contro la volontà del Consiglio di Stato e della coalizione di sinistra e dei Verdi. L’iniziativa richiedeva una legge sulla tutela dei monumenti orientata al futuro, che attribuisse maggiore importanza alla riqualificazione energetica, a un utilizzo al passo con i tempi e all’accessibilità. Ora il Governo sta attuando questo mandato politico.
Requisiti più rigorosi per lo status di bene protetto
Affinché un edificio possa essere considerato in futuro un bene protetto, deve soddisfare almeno due dei quattro criteri previsti. Deve essere «importante» in quanto testimonianza politica, economica, sociale o architettonica. Viene meno la precedente distinzione tra monumenti regionali e cantonali; d’ora in poi esisteranno solo beni comunali e cantonali.
La clausola decisiva
Il vero fulcro della riforma non risiede nell’elenco dei criteri, bensì in una clausola aggiuntiva. Nella ponderazione degli interessi, in futuro si darà maggiore peso agli interessi pubblici rispetto a quelli privati. In pratica ciò significa che i ricorsi contro le ristrutturazioni di beni protetti saranno molto più difficili da far valere e, in molti casi, di fatto destinati al fallimento.
Contratti anziché disposizioni
La messa sotto tutela dovrà avvenire principalmente tramite contratti di diritto amministrativo con i proprietari, anziché tramite disposizioni unilaterali delle autorità. Inoltre, in futuro i proprietari dovranno essere informati qualora il loro edificio venga inserito in un inventario. Le piccole ristrutturazioni con un impatto irrilevante sugli obiettivi di tutela possono inoltre essere gestite direttamente nell’ambito della normale procedura di richiesta di licenza edilizia, senza una decisione separata in materia di tutela.
I comuni mantengono la competenza, ma contribuiscono
A seguito dell’ampia opposizione emersa durante la consultazione, il Consiglio di Stato rinuncia a trasferire al Cantone la competenza per gli inventari comunali. I comuni mantengono la competenza, ma ricevono linee guida per una prassi più uniforme. In cambio, in futuro dovranno contribuire al 10 per cento dei costi di manutenzione degli oggetti protetti comunali, il che, secondo le stime del Cantone, comporterà costi aggiuntivi annuali pari a circa 3 milioni di franchi.
Reazioni contrastanti dal mondo della pratica
La maggioranza borghese del Gran Consiglio accoglie con grande favore il progetto. La rappresentante del PLR Sonja Rueff-Frenkel elogia la ragionevole ponderazione degli interessi, mentre la politica di centro Marzena Kopp sottolinea che solo i monumenti utilizzabili rimangono vivi. L’associazione dei proprietari immobiliari vede negli ostacoli più elevati un rafforzamento dei diritti dei proprietari, che consentirebbe la creazione di ulteriori spazi abitativi. Martin Killias, presidente dell’associazione zurighese per la tutela del patrimonio culturale, pur accogliendo con favore il fatto che la tutela dei monumenti non venga abolita, avverte che in futuro sarebbe di fatto impossibile presentare ricorsi contro i progetti di ristrutturazione.
