L’edilizia residenziale è bloccata nella giungla burocratica
La Confederazione sta lavorando per accelerare le procedure, adottare un approccio più rigoroso nei confronti dei ricorsi e dare maggiore peso allo sviluppo interno. Tuttavia, al 22 giugno 2026, il margine di manovra rimane limitato: molte misure sono state avviate a livello politico e il loro effetto sulla creazione di nuovi alloggi, se mai ci sarà, si manifesterà solo anni dopo.
Tra Dübendorf, Bülach e Renens si vede dove in Svizzera si continua a costruire: piuttosto in zone dell’agglomerato ben collegate piuttosto che nei centri stessi. Per l’edilizia residenziale questo è un segnale chiaro. Non è la mancanza di strumenti a frenare la densificazione, bensì la lentezza nell’attuazione, le procedure complesse e la persistente incertezza giuridica.
A partire dal 22 giugno 2026, la Confederazione ha sì messo in moto contemporaneamente diverse leve. Tuttavia, i documenti accessibili al pubblico mostrano anche che quasi nessuno strumento consente di rendere disponibile spazio abitativo aggiuntivo nel breve termine. Proprio per investitori, promotori immobiliari e comuni, la situazione in materia di pianificazione rimane quindi tesa.
L’accelerazione è stata decisa, ma l’efficacia nonè ancora
Attualmente, l’iniziativa del Consiglio federale volta ad accelerare l’edilizia abitativa è quella che ha fatto i maggiori progressi. Dal 22 aprile 2026 sono al vaglio due interventi: lo sviluppo interno dovrebbe essere sancito per legge come interesse nazionale, mentre i ricorsi privati contro i progetti edilizi dovrebbero essere maggiormente vincolati a un proprio interesse meritevole di tutela. Ciò mira direttamente agli ampliamenti bloccati, alle nuove costruzioni sostitutive e ai progetti di densificazione di maggiore entità. Nella pratica, tuttavia, questa mossa rappresenta per il momento un segnale politico. Un progetto di consultazione dovrebbe essere pronto solo entro la fine del 2026; gli adeguamenti legislativi richiederebbero poi ulteriore tempo.
Altrettanto ambivalente è il piano d’azione sulla carenza di alloggi. L’11 giugno 2026 la Confederazione ha comunicato che l’88 per cento delle misure è in fase di attuazione o è stato completato. Allo stesso tempo, lo stesso rapporto di attuazione rileva che gli effetti saranno visibili solo a lungo termine. Ciò conferma il problema di fondo del sistema federale: la Confederazione può coordinare e dare impulso, ma le decisioni effettive in materia di pianificazione d’uso, densità, zonizzazione, licenze edilizie e procedure spettano ai Cantoni e ai Comuni.
La protezione dal rumore è efficace solo se applicabile
Dal 1° aprile 2026 è in vigore uno strumento più concreto. Il Consiglio federale ha messo in vigore l’ordinanza sulla protezione dal rumore modificata insieme ad alcune parti della revisione della LPN. Proprio per le aree urbane situate lungo strade o assi ferroviari fortemente trafficati, questa misura era stata concepita come un’opportunità per favorire la costruzione di nuovi alloggi. In pratica, i benefici rimangono per il momento limitati, fintantoché l’interpretazione delle nuove disposizioni da parte di autorità, progettisti e giuristi edili non sarà consolidata. Laddove la prassi di applicazione rimane poco chiara, il rischio per i progetti non diminuisce, ma si sposta semplicemente alle fasi procedurali successive.
La Lex Koller attira l’attenzione, ma non crea superficie
Parallelamente, dal 15 aprile 2026 è in corso la consultazione sull’inasprimento della Lex Koller, con scadenza fissata al 15 luglio 2026. Il progetto di legge riguarderebbe, tra l’altro, in misura maggiore anche le società immobiliari residenziali quotate in borsa, nonché i fondi immobiliari e le SICAV immobiliari negoziati regolarmente. Per l’offerta di alloggi, tuttavia, non se ne può dedurre alcun effetto quantitativo diretto. Il dibattito coinvolge questioni relative al mercato dei capitali e all’applicazione della legge, ma non risolve né le congestioni nella pianificazione né i conflitti di destinazione d’uso nei comuni.
Ciò rafforza una constatazione scomoda: il collo di bottiglia non risiede tanto nei nuovi programmi quanto nell’attuazione di quelli esistenti. Finché i piani regolatori rimangono in sospeso, le procedure si protraggono a lungo e il bilanciamento degli interessi tra tutela, densità e vicinato viene continuamente ridefinito, la densificazione in molte città rimane politicamente auspicata, ma difficile da realizzare dal punto di vista edilizio.