Winterthur si oppone al piano direttore 2040
Uno strumento di pianificazione che sancisce oltre 100 obiettivi politici. Un comitato referendario che parla di «vincoli politici». Il 29 novembre 2026 Winterthur deciderà alle urne quanto margine di manovra dovrà mantenere lo sviluppo urbano nei prossimi 15 anni. Il referendum contro il piano direttore comunale 2040 è stato presentato: ora spetta alla popolazione avere l’ultima parola.
Il piano regolatore comunale di Winterthur in sintesi. Mappe e illustrazioni: Metron AG, Brugg; fonte: Città di Winterthur.
Il piano direttore è già stato sottoposto a un intenso processo di consultazione. Tra il 2023 e il 2024 sono pervenute circa 90 obiezioni con 800 richieste specifiche, di cui il Comune ha accolto quasi una su due. Il fatto che il comitato referendario non sia comunque riuscito a smorzare in modo sostanziale il piano dimostra quanto sia profondo il conflitto tra le forze borghesi e la maggioranza parlamentare di sinistra e dei Verdi.
Uno strumento che vabenoltre i propri limiti
Un piano direttore comunale dovrebbe coordinare lo sviluppo territoriale, né più né meno. Il presente progetto va ben oltre. L’UDC del Cantone di Zurigo parla di un documento gonfiato di cinque volte rispetto alla versione precedente. Christian Hartmann, del comitato referendario, avverte che il piano priverebbe di potere il Parlamento e la popolazione, indipendentemente dalla loro composizione politica.
Regole dettagliate anziché linee guida
Un esempio illustra chiaramente il problema. In futuro, i piani terra dovranno obbligatoriamente ospitare luoghi di incontro non commerciali, una prescrizione minuziosa che esula di gran lunga dai compiti classici di un piano direttore. A ciò si aggiungono procedure obbligatorie come progetti di prova e perizie prima dell’inizio di ogni costruzione. Dani Romay, del comitato, va dritto al punto: un piano direttore dovrebbe fissare linee guida, non cristallizzare programmi politici dettagliati per 15 anni.
Il voto contrario del Consiglio comunale
Non tutti vedono un problema nel carattere politico del piano direttore. La consigliera comunale Christa Meier difende proprio questa posizione. Il piano direttore è altamente politico e deve esserlo, dopotutto spetta al Parlamento stabilirlo. Questa posizione mostra quanto siano interpretati in modo diverso i ruoli del piano direttore e della politica a Winterthur.
Mobilità concepita in modo unilaterale
Il piano regolatore mira a dimezzare la quota del traffico stradale motorizzato dal 42 al 20 per cento. Mancano però completamente i progetti di decongestionamento necessari, come il tunnel dell’Heiligberg. Anche per quanto riguarda il «Stadtrandpark», le decisioni relative all’utilizzo vengono fissate a lungo termine, sebbene le preziose superfici destinate alla rotazione delle colture rimangano importanti per l’agricoltura e la sicurezza dell’approvvigionamento regionale.
Dubbi sulla redditività
L’Associazione dei proprietari immobiliari di Winterthur critica inoltre la mancanza di una valutazione d’impatto finanziario nel piano direttore. In particolare, l’obiettivo di 30’000 nuovi posti di lavoro entro il 2040 è considerato dall’associazione poco realistico. Ciò pone al centro dell’attenzione, oltre al dibattito politico, anche la sostenibilità economica del piano.
Non contro lo sviluppo, ma a favore degli spazi liberi
Il comitato referendario chiarisce che non rifiuta la crescita. Winterthur ha bisogno di più alloggi, di aziende solide e di quartieri attraenti, nessuno lo nega. Proprio per questo occorre un piano direttore che lasci spazio alla libertà, invece di impedire già oggi future decisioni politiche. Nei prossimi mesi il comitato cercherà il dialogo con la popolazione e raccomanda di votare con un chiaro «no» il 29 novembre 2026.