La legge Lex Koller crea divisioni tra la politica abitativa e il mercato dei capitali
Il 15 aprile 2026 il Consiglio federale ha avviato la consultazione sull’inasprimento della Lex Koller. Il progetto interviene in materia di abitazioni principali di cittadini di paesi terzi, abitazioni di vacanza, immobili commerciali e società immobiliari residenziali quotate in borsa, scatenando così polemiche in merito alla tutela degli alloggi, al finanziamento del turismo e alla quotabilità in borsa.
La consultazione relativa a una revisione parziale, con la quale il Consiglio federale intende restringere nuovamente in diversi ambiti l’acquisto di terreni da parte di soggetti residenti all’estero, si è conclusa il 15 luglio 2026. L’iniziativa è concepita come misura di accompagnamento in materia di politica abitativa e fa seguito alla decisione del 15 aprile 2026 di sottoporre ufficialmente il progetto a consultazione.
Al centro vi sono quattro interventi con un impatto diretto sul settore immobiliare. In futuro, i cittadini di Stati terzi dovranno nuovamente richiedere un’autorizzazione per l’acquisto di un’abitazione principale in Svizzera. Chi in seguito rinuncia alla residenza dovrà vendere l’immobile entro due anni. Inoltre, il Consiglio federale intende limitare maggiormente gli acquisti di abitazioni di vacanza e di unità in aparthotel da parte di soggetti residenti all’estero, porre fine all’acquisto senza autorizzazione di immobili commerciali a scopo di puro investimento di capitale e riportare sotto l’ambito di applicazione della Lex Koller anche le società immobiliari residenziali quotate in borsa, nonché i fondi immobiliari e le SICAV immobiliari negoziati regolarmente.
Controversia sullo strumento giusto
Dal punto di vista politico, il progetto attraversa trasversalmente i consueti schieramenti. Il PS sostiene soprattutto la chiusura della scappatoia borsistica e sostiene che finora il capitale straniero potesse affluire nel mercato immobiliare svizzero senza autorizzazione tramite veicoli quotati. Anche l’UDC appoggia l’inasprimento e, nel suo parere del 14 luglio 2026, chiede addirittura norme più estese, fino a includere i cittadini dell’UE e i frontalieri.
Le critiche provengono invece dalle regioni montane e turistiche, nonché dal settore immobiliare. La SAB, nella sua presa di posizione del 2 luglio 2026, respinge in linea di principio l’inasprimento e mette in guardia dagli svantaggi per le zone montane e rurali. Particolarmente controverse sono le restrizioni previste per le case vacanza e gli aparthotel, poiché potrebbero frenare gli investimenti nei comuni a vocazione turistica senza risolvere direttamente la carenza di alloggi nei centri urbani.
Il mercato dei capitali diventa il punto nevralgico
Per le società immobiliari e i fondi quotati in borsa, è particolarmente delicato il previsto intervento sulle partecipazioni negoziabili. In tal modo, la revisione non riguarderebbe solo le transazioni relative a singoli immobili, ma anche il finanziamento sul mercato dei capitali delle società immobiliari residenziali. Dal punto di vista del settore, è proprio questo il principale strappo al sistema del progetto, poiché la negoziabilità, la cerchia degli investitori e il rifinanziamento sarebbero soggetti a una regolamentazione più stringente.
A ricevere ampio consenso è, paradossalmente, proprio la parte del progetto di legge che prevede un allentamento delle norme. Parallelamente all’inasprimento, il Consiglio federale intende attuare la mozione Schmid 22.4413 e agevolare l’acquisto di alloggi per il personale da parte di alberghi a controllo straniero. Nei comuni turistici questa deroga mira ad affrontare un grave problema operativo, poiché in molti luoghi mancano alloggi a prezzi accessibili per i collaboratori e gli alloggi per il personale stanno acquisendo sempre più importanza come fattore di localizzazione.