Un parcheggio diventa una questione politica

Un'auto elettrica rimane ferma per la maggior parte del tempo. È proprio in quei momenti che dovrebbe potersi ricaricare, a casa o sul posto di lavoro. Tuttavia, per molti inquilini e proprietari di appartamenti, questa semplice idea si arena nel garage. Il Consiglio federale intende ora cambiare questa situazione, scatenando così un conflitto che va ben oltre la questione della wallbox.

Agosto 2026

Attualmente, per installare una stazione di ricarica è solitamente necessario il consenso del locatore o della comunità dei proprietari per piani. In futuro, a determinate condizioni, gli inquilini potranno richiedere l’installazione di un impianto di base. A tal fine, il Consiglio federale ha sottoposto a consultazione una modifica della legge sull’energia. La consultazione durerà fino al 12 ottobre 2026.

Il diritto si applica alle persone che risiedono nell’immobile e il cui posto auto viene concesso insieme all’appartamento. Sarebbero inclusi anche i subaffittuari. Rimane il presupposto che l’attuazione sia ragionevole per i proprietari.

Non è la wallbox ad essere al centro dell’attenzione
La singola stazione di ricarica continua ad essere a carico della persona che intende utilizzarla. La proprietà dovrebbe tuttavia creare le condizioni di base. Ciò comprende la linea elettrica fino al posto auto, una fatturazione dei consumi e, se necessario, un sistema che distribuisca la potenza disponibile su più veicoli.
Sembra una questione tecnica, ma è soprattutto una questione di pianificazione. Spesso è possibile realizzare due singoli allacciamenti. Se in seguito dieci o cinquanta veicoli dovessero volersi ricaricare contemporaneamente, occorrerà una soluzione comune. Il Consiglio federale intende evitare che molte soluzioni individuali debbano poi essere sostituite a costi elevati.

La proprietà incontra la transizione energetica
Il Consiglio federale motiva il progetto con l’obiettivo di facilitare l’elettrificazione dei trasporti. La mancanza di infrastrutture di ricarica è considerata un ostacolo importante nel passaggio all’auto elettrica. Proprio in Svizzera l’impatto è notevole, poiché molte persone vivono in affitto o fanno parte di una comunità di proprietari per piani.

Le associazioni dei proprietari vedono tuttavia in questo provvedimento un grave intervento. Criticano il fatto che un singolo inquilino o proprietario di un appartamento possa determinare una decisione di investimento. L’Associazione svizzera dell’economia immobiliare parla di un attacco frontale ai diritti di proprietà.

Chi sostiene i costi
In caso di locazione, i costi dell’installazione di base possono in linea di principio essere trasferiti sul canone di affitto del posto auto. Ciò alleggerisce l’onere per i proprietari, ma sposta la discussione sui locatari. Chi paga per un’infrastruttura utilizzata solo da una parte dei residenti?

Nel caso della proprietà per piani, la questione si complica ulteriormente. La comunità deve coordinare gli investimenti, gli standard tecnici e i successivi ampliamenti. Un diritto legale può sbloccare situazioni di stallo, ma non sostituisce una ripartizione equa dei costi né una pianificazione globale lungimirante.

La legge deve rimanere flessibile
I critici temono una regolamentazione troppo dettagliata. L’infrastruttura di ricarica si sta evolvendo rapidamente. In futuro i veicoli non solo potranno prelevare energia elettrica, ma anche reimmetterla nell’edificio o nella rete. Requisiti rigidi potrebbero ostacolare le soluzioni di domani.
La consultazione avvia ora il dibattito decisivo. L’obiettivo è indiscusso: ricaricare a casa deve diventare più semplice. Resta da vedere come la Svizzera garantirà l’accesso senza mettere in contrapposizione proprietà, costi e sviluppo tecnico.

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