Il Vallese ostacola le cooperative edilizie nonostante la carenza di alloggi
Nel Vallese il tasso di sfitto è in calo, ma nel settore dell’edilizia residenziale cooperativa la situazione rimane di stallo. Mentre a Saillon un progetto destinato a dieci famiglie è bloccato nelle procedure amministrative, il Cantone non dispone ancora di una chiara base giuridica che tuteli e agevoli attivamente tali modelli.
Nel Vallese la carenza di alloggi è ormai da tempo evidente. Nel 2025 il tasso di sfitto era sceso all’1,17 per cento, mentre nel 2020 era ancora nettamente più alto. Allo stesso tempo, proprio un modello che potrebbe garantire affitti accessibili e alloggi stabili a lungo termine si trova in una situazione di stallo. La contraddizione è particolarmente evidente a Saillon. Il 29 luglio 2025 è stata pubblicata una domanda di concessione edilizia per cinque case unifamiliari con due appartamenti ciascuna. La richiedente è la Société Coopérative d’habitation des Moulins; sono quindi previsti dieci appartamenti in una zona destinata all’edilizia unifamiliare. Proprio questo progetto dimostra quanto rapidamente l’edilizia residenziale cooperativa nel Vallese si scontri con attriti a livello urbanistico e politico. La base giuridica rimane un punto debole Il nocciolo politico del problema è annoso e non sarà risolto prima di agosto 2026. Nel Gran Consiglio vallesano, nel giugno 2021, si è discusso di una base giuridica specifica per la promozione delle cooperative edilizie. Nei documenti parlamentari si sottolinea espressamente che in cantoni come il Vaud, Neuchâtel o Ginevra una tale base sostiene la realizzazione dal punto di vista tecnico e finanziario. Nel Vallese, invece, ci si è limitati ad aiuti puntuali senza una chiara leva legale per garanzie, assistenza tecnica o sostegno mirato. Questo è fondamentale per i progetti. Le cooperative, di norma, non hanno bisogno solo di terreni edificabili, ma anche di procedure solide, sicurezza finanziaria e sostegno politico a livello cantonale o comunale. In assenza di questi strumenti, ogni singolo caso diventa un’impresa titanica, anche se il mercato immobiliare è ormai da tempo sotto pressione. Ginevra offre un modello alternativo Quanto sia marcata la differenza lo dimostra uno sguardo a Ginevra. Lì, già prima della votazione popolare del 28 settembre 2025, il Cantone perseguiva l’obiettivo di portare la quota di alloggi cooperativi al 10 per cento del patrimonio immobiliare entro il 2030. I documenti ufficiali stimavano in precedenza la quota delle cooperative intorno al 5 per cento, mentre l’amministrazione cantonale già alla fine del 2021 registrava quasi 12’000 alloggi distribuiti in 128 cooperative. Non si tratta di una nota a margine, ma di un meccanismo di mercato sostenuto a livello politico. Nel Vallese, invece, rimane aperta la questione di fondo se le cooperative siano semplicemente tollerate o se vengano prese sul serio come strumento di politica abitativa. Finché non si avrà una risposta a questa domanda, non ci saranno risultati concreti. Il caso di Saillon è quindi più di una semplice controversia legale locale. Dimostra come un cantone, con un tasso di sfitto in calo, stia di fatto frenando un modello abitativo collaudato.