Seguaci forti invece di capi deboli
Perché le persone con prestazioni mediocri salgono ai vertici di un'organizzazione, mentre le persone più talentuose spesso rimangono ai livelli inferiori? Un nuovo studio condotto da HEC Losanna e dall'Università di Zurigo mette in discussione la logica di gestione comune e dimostra che in alcuni casi questa costellazione può essere efficiente per l'intero team.
Il presupposto classico è che coloro che ottengono risultati vengano promossi. Tuttavia, il cosiddetto Principio di Peter spiega già perché i bravi dipendenti spesso salgono al livello di incompetenza. I ricercatori Christian Zehnder, Benjamin Tur e Matthieu Légeret hanno ora introdotto una nuova prospettiva. Sostengono che non sono solo le competenze a contare quando un manager viene promosso, ma anche la perdita del suo contributo come follower.
Un conflitto di obiettivi con conseguenze
Se una persona con elevate competenze di squadra diventa manager, il gruppo spesso perde un dipendente produttivo e impegnato a livello operativo. In alcuni casi, può essere strategicamente più saggio promuovere una persona meno competente, semplicemente per mantenere la struttura del team funzionante.
La leadership non è sempre la chiave del successo
“La nostra ricerca dimostra che in alcune circostanze può essere ottimale inserire persone meno competenti in ruoli di leadership”, spiega Zehnder. Questo è particolarmente vero quando la funzione di leadership richiede tempo ma è meno cruciale dal punto di vista operativo e quando il miglior follower è indispensabile per il lavoro quotidiano.
Ruolo della cultura aziendale
Un elemento chiave è il riconoscimento del valore dei ruoli di buon follower. I sistemi di ricompensa potrebbero essere progettati in modo tale che i top performer vogliano rimanere ai livelli gerarchici inferiori, senza che questo venga percepito come un arresto della carriera. È necessaria anche una comunicazione interna per spiegare perché non tutte le promozioni sono sinonimo del massimo contributo all’organizzazione.
Ripensare la leadership significa aumentare l’efficienza
Lo studio richiede un ripensamento radicale della strategia dei talenti. L’idea classica della promozione non è sempre la soluzione migliore per l’organizzazione. A volte è più efficace lasciare le competenze dove portano i maggiori benefici, anche se questo significa che le persone migliori non sono ai vertici. Il vero successo può risiedere nella forza di coloro che non guidano.