I marchi ambientali ginevrini perdono di efficacia in cantiere
A Ginevra, i nuovi quartieri e gli edifici ottengono sempre più spesso certificazioni ecologiche. Tuttavia, proprio nei luoghi in cui vengono utilizzati i materiali e si generano le emissioni, i controlli rimangono insufficienti. Ciò aumenta la pressione sui committenti, sui progettisti e sulle autorità affinché verifichino finalmente in modo attendibile il rispetto degli impegni ambientali fino al collaudo dell’opera.
Il problema risiede nel sistema di controllo. A Ginevra, i marchi ambientali e i programmi sui materiali nell’edilizia si basano spesso su documentazione, dichiarazioni e prove fornite dai soggetti coinvolti nel progetto. I controlli sistematici in loco dei prodotti effettivamente installati sono decisamente più rari. Ciò crea un divario proprio tra le promesse in fase di progettazione e l’esecuzione dei lavori.
La questione diventa particolarmente delicata nel caso di sostanze che possono compromettere la qualità dell’aria interna. I composti organici volatili (COV) e la formaldeide sono da tempo un tema di attualità nel Cantone di Ginevra. Lo dimostra il programma cantonale THQMAT, che fornisce indicazioni ai committenti in merito ai requisiti relativi ai materiali e offre, con il certificato «Low-COV», un riconoscimento che presuppone misurazioni dell’aria interna al termine dei lavori.
Misurazioni anziché semplici controlli sulla carta
Il certificato Low-COV del Cantone viene rilasciato solo dopo aver effettuato misurazioni dell’aria interna al termine dei lavori di costruzione. Secondo il Cantone, vengono verificati in particolare la quantità totale di composti organici volatili e la formaldeide. Proprio questo modello mette in luce ciò che manca a molti marchi di sostenibilità generici. Senza misurazioni o controlli rigorosi in cantiere, non è chiaro se i materiali dichiarati siano stati effettivamente utilizzati e se la qualità dell’aria promessa venga raggiunta nell’edificio finito.
Le norme ci sono,mal’applicazione rimane il punto debole
Per la pratica edilizia svizzera, la norma SIA 382/5 fornisce le basi per la progettazione, la realizzazione e la gestione della ventilazione negli edifici residenziali. Anche la Confederazione fa riferimento a raccomandazioni per un’aria interna salubre negli edifici. Ciò non risolve però automaticamente il problema dell’applicazione in cantiere. Se le certificazioni si basano principalmente sulla documentazione e i controlli avvengono solo in modo sporadico, gli investitori e i futuri proprietari corrono un rischio in termini di reputazione e responsabilità non appena, dopo la consegna, emergono questioni relative alla salute o ai materiali.
Nuove norme aumentano la pressione
A Ginevra, la recente normativa sull’impronta di CO₂ dei materiali da costruzione genera ulteriore pressione. Il regolamento cantonale richiede, in linea di principio, un bilancio secondo la norma SIA 390/1 per le nuove costruzioni di rilievo; per gli edifici pubblici, inoltre, a partire dal 2027 entreranno in vigore valori limite vincolanti. Ciò fa crescere ulteriormente l’importanza di certificazioni dei materiali ecocompatibili. Più l’impronta climatica, i requisiti sanitari e le certificazioni ambientali si avvicinano tra loro, meno è sufficiente un semplice «fascicolo verde» nel dossier. Diventa determinante ciò che viene realmente installato in cantiere e misurato alla fine nell’edificio.