Le autorità ginevrine insistono sulla necessità di norme sicure
L’USPI di Ginevra accompagna il proprio rapporto annuale 2025 con una chiara richiesta rivolta alla politica e all’amministrazione. L’associazione fa riferimento a 320’000 immobili gestiti, 650 milioni di franchi di investimenti edilizi e una crescente pressione in materia di ristrutturazioni, nuove costruzioni e gestione nel ristretto mercato ginevrino.
320’000 immobili gestiti, 3,7 miliardi di franchi di valore locativo, 650 milioni di franchi di investimenti edilizi e 2,7 miliardi di franchi di volume delle transazioni: Con questi dati, l’USPI di Ginevra sottolinea nel suo rapporto annuale 2025 l’impatto economico delle società immobiliari private nel cantone. L’associazione, tuttavia, associa il bilancio a un messaggio politico. Chi a Ginevra vuole più nuove costruzioni, ristrutturazioni e densificazione deve, secondo il settore, garantire condizioni quadro più affidabili.
Il fulcro della pubblicazione risiede quindi meno nelle statistiche dell’associazione che nell’enfasi posta sulla certezza del diritto e sulla capacità di investimento. Ciò è rilevante per il mercato immobiliare ginevrino, poiché la carenza di alloggi persiste e gli interventi energetici diventano sempre più complessi dal punto di vista tecnico, normativo e finanziario. I proprietari privati e le società di gestione dovrebbero rinnovare il patrimonio immobiliare, ma si trovano a dover affrontare procedure complesse e costi in aumento.
Pressione sulla ristrutturazione e sulle nuove costruzioni
L’USPI di Ginevra sottolinea che le sue aziende associate gestiscono circa il 70 per cento del patrimonio immobiliare in affitto a Ginevra, sia in ambito residenziale che commerciale. Ciò conferisce peso alla richiesta di norme stabili. L’attenzione non è rivolta solo alle nuove costruzioni, ma anche alla riqualificazione del patrimonio esistente e alla densificazione in un mercato in cui la creazione di ulteriori spazi abitativi è politicamente auspicata, ma rimane operativamente impegnativa.
In linea con questo contesto, Ginevra ha semplificato in modo mirato la transizione energetica nel settore edilizio. A seguito di una modifica legislativa del 24 gennaio 2025, per determinate pompe di calore installate in edifici esistenti non è più necessaria l’autorizzazione edilizia, purché siano soddisfatte determinate condizioni. Ciò alleggerisce i singoli progetti, ma dimostra anche quanto gli interventi di rinnovamento tecnico continuino a essere vincolati a prescrizioni dettagliate in materia di protezione dal rumore, inquadramento urbanistico, prestazioni e diritto locativo.
Viene potenziata l’autoregolamentazione
L’associazione basa la propria posizione anche su strumenti di qualità e formazione. Il marchio di qualità richiede, tra l’altro, la verifica della solidità finanziaria, la responsabilità civile professionale e il rispetto delle norme deontologiche. A ciò si aggiungono i marchi relativi alla formazione, all’energia e all’intermediazione immobiliare. Secondo i dati relativi alla fine dell’anno 2025, 22 membri disponevano del marchio di formazione, 22 del marchio verde e 26 del marchio di intermediazione. Per i proprietari e i committenti questo è un segnale che la professionalizzazione nel mercato della gestione immobiliare ginevrino non è solo richiesta a livello politico, ma è anche organizzata internamente.
A ciò si aggiunge l’aspetto tecnologico. L’USPI di Ginevra ha adottato nuove linee guida in materia di sicurezza informatica, che saranno vincolanti per i membri a partire dal 2026. In pratica, ciò riguarda un settore che tratta grandi quantità di dati sensibili relativi a inquilini, proprietari e immobili. La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale non appaiono quindi come un tema secondario, ma come parte integrante delle future dinamiche operative e di fiducia nel settore della gestione immobiliare.
Ginevra cerca affidabilità
Per il settore immobiliare, il rapporto va quindi letto soprattutto come espressione degli interessi di un’associazione che influenza il mercato. Il messaggio è chiaro: senza investimenti privati, il rinnovamento del patrimonio immobiliare si arresta. Che questo calcolo vada a buon fine nel 2026 non dipenderà solo dal capitale e dai prezzi delle costruzioni, ma anche dalla capacità di Ginevra di mantenere un quadro normativo prevedibile in materia di risanamenti, ristrutturazioni energetiche e edilizia residenziale.