Una regione trasforma i propri rifiuti in calore

La valle della Limmat produce energia da ciò che altri buttano via. Limeco trasforma i rifiuti e le acque reflue in calore a emissioni zero di CO₂ e già oggi rifornisce oltre 1'600 immobili. La rete si sta espandendo, i numeri sono positivi e i passi più importanti devono ancora essere compiuti.

Agosto 2026

I rifiuti come fonte di energia
Per l’Ufficio federale dell’energia è chiaro: il calore residuo derivante dal trattamento dei rifiuti è considerato a emissioni zero di CO2. Limeco sfrutta proprio questo presupposto. Il calore residuo dell’impianto di incenerimento di Dietikon viene convogliato sotto forma di «Regiowärme» nelle abitazioni e nelle aziende della regione. Nel 2025 la rete ha fornito 173 gigawattora, consentendo un risparmio di 58’300 tonnellate di CO2 e ampliandosi di 10,8 chilometri, raggiungendo i 74,3 chilometri di tracciato. Ciò equivale a circa 323 autocisterne di gasolio a pieno carico che non hanno mai dovuto circolare. Oggi sono allacciati più di 1’600 edifici.

L’acqua come seconda fonte di energia
Il teleriscaldamento non proviene solo dal camino dell’impianto di incenerimento dei rifiuti. Anche l’impianto di depurazione delle acque reflue fornisce energia. Il calore delle acque reflue alimenta già oggi la rete di teleriscaldamento nel quartiere Limmatfeld di Dietikon. L’impianto di depurazione di Dietikon è, dopo Zurigo e Winterthur, il terzo impianto più carico del cantone e, al contempo, una fonte energetica sottovalutata. I rifiuti e le acque reflue, insieme, rendono la valle della Limmat più indipendente dai combustibili fossili di quanto molti credano.

La rete cresce, l’obiettivo è chiaro
Una volta completata la fase finale nel 2045, la rete di teleriscaldamento dovrebbe estendersi per oltre 84 chilometri e fornire circa 260 gigawattora all’anno. Limeco si collocherà così, una volta completata la fase finale, tra le dieci reti di teleriscaldamento più grandi della Svizzera. La riduzione delle emissioni di CO₂ supererà allora le 60’000 tonnellate all’anno, il che corrisponde a circa 25 milioni di litri di gasolio da riscaldamento. Entro il 2050 la popolazione della valle della Limmat raggiungerà circa 130’000 abitanti. L’infrastruttura necessaria per questo sta prendendo forma proprio ora.

Accumulare l’elettricità quando è disponibile in eccesso

Il sistema va oltre il semplice riscaldamento. Limeco gestisce già oggi il primo impianto industriale «power-to-gas» di tutta la Svizzera. In questo processo, l’elettricità rinnovabile in eccesso viene convertita in metano stoccabile e a emissioni zero di CO₂. Il gas viene immesso nella rete del gas e, all’occorrenza, può essere nuovamente convertito in energia elettrica. A ciò si aggiungono 624 pannelli solari installati sul tetto dell’impianto di depurazione delle acque reflue (ARA), che producono energia verde direttamente in loco. Chi non solo produce energia, ma la immagazzina, ha davvero compreso la transizione energetica.

La resilienza come principio di sistema
La valle della Limmat non deve solo essere rifornita in modo pulito, ma anche sicuro. Il LEZ (Centro energetico della Limmat) è un hub multi-energetico. Diversi impianti, tecnologie e fonti energetiche vengono interconnessi affinché calore, elettricità e gas siano disponibili al momento giusto, nel posto giusto e nella giusta quantità e qualità. Ciò che oggi sembra ancora un progetto per il futuro è già sancito nel piano generale 2050. La resilienza qui non è una promessa di marketing, ma un’architettura di sistema.

Tre prodotti, un unico principio
Gli immobili allacciati possono scegliere tra tre prodotti termici: Standard, Pur e Pur. A seconda delle esigenze ecologiche e del budget, l’approvvigionamento può essere personalizzato. La legge cantonale sull’energia, in vigore da settembre 2022, dà ulteriore slancio al passaggio dagli impianti di riscaldamento a combustibili fossili al teleriscaldamento. Chi oggi riscalda ancora a gasolio, presto lo farà in violazione della legge.

Testo: Sabine Billeter • Immagini: Limeco

Più articoli