Berna mette sotto osservazione i vecchi edifici in affitto

Berna propone l’obbligo di risanamento per gli edifici con scarsa efficienza energetica. Chi oggi possiede un immobile con certificato GEAK di classe E, F o G dovrebbe, a seconda della classe, raggiungere almeno la classe D per l’involucro edilizio entro 10, 15 o 20 anni. Per i proprietari aumenta la pressione sui costi, mentre per gli inquilini cresce il rischio di affitti più elevati.

Settembre 2026

Il Consiglio federale ha approvato il rapporto il 2 settembre 2026, ma non ne ha ancora tratto alcuna proposta diretta per leggi nuove o modificate. Ciononostante, il meccanismo è già chiaramente delineato. I Cantoni dovrebbero integrare un’eventuale disposizione nelle proprie leggi sull’energia e i termini inizierebbero a decorrere solo a partire dall’entrata in vigore di tale disposizione.

Nel modello preferito, l’obbligo riguarda in modo mirato gli involucri edilizi più carenti. Gli edifici con GEAK G dovrebbero essere risanati entro 10 anni per raggiungere almeno la classe D, quelli con GEAK F entro 15 anni e quelli con GEAK E entro 20 anni. Il rapporto definisce questa strategia combinata di incentivazione e obbligo come il miglior approccio attuativo possibile, sebbene, secondo il rapporto, manchi già oggi la base costituzionale per un’attuazione a livello federale e un’attuazione coordinata da parte dei Cantoni sia considerata impegnativa.

I costi ricadono innanzitutto sul patrimonio edilizio esistente
Per il settore immobiliare, il problema più scottante è il deficit finanziario. Il piano di attuazione citato dalla SVIT Svizzera prevede investimenti aggiuntivi pari a circa 1,4 miliardi di franchi all’anno, mentre la Confederazione e i Cantoni stanziano solo circa 90 milioni di franchi all’anno per un maggiore sostegno a ristrutturazioni globali ambiziose. È proprio questa differenza a trasformare il dibattito sulla politica energetica in una questione di affitti, poiché i proprietari dovrebbero finanziare ingenti risanamenti dell’involucro edilizio prima ancora che si possa negoziare in merito a rendimenti, sostenibilità economica e conseguenze sugli affitti.

La pressione si concentra sul patrimonio immobiliare residenziale più datato. In Svizzera ci sono circa 3,1 milioni di edifici, di cui circa due terzi sono destinati ad uso abitativo. Circa il 60 per cento della superficie totale degli edifici residenziali è stato costruito prima del 1980 e più della metà degli elementi dell’involucro edilizio non è stata ancora risanata. È proprio qui che, secondo la Confederazione, risiede la leva più importante, poiché il riscaldamento degli ambienti, con il 70 per cento, e l’acqua calda, con il 16 per cento, dominano il consumo energetico negli edifici residenziali e di servizi.

Gli incentivi rimangono politicamente incerti
Il progetto acquista ulteriore rilevanza grazie al Programma edilizio. Nel marzo 2026 il Parlamento ha deciso di proseguire il Programma edilizio cantonale, ma in forma ridotta. Nel rapporto del Consiglio federale si afferma inoltre che il programma dovrà essere riprogettato a seguito della decisione sul pacchetto di sgravi 27. Rimane quindi da chiarire come verrebbe ammortizzato finanziariamente un eventuale obbligo futuro, qualora il Parlamento e i Cantoni decidessero di portare avanti la proposta.

Il settore mette in guardia da un’ondata di costi
SVIT Svizzera respinge l’obbligo di risanamento proposto per le classi CECB E, F e G e mette in guardia da un onere unilaterale a carico dei proprietari e degli inquilini. L’associazione sottolinea inoltre che, secondo il rapporto, circa la metà degli edifici con un CECP esistente rientra nelle classi interessate. L’unico aspetto valutato positivamente è il fatto che il Consiglio federale abbia rinunciato all’obiettivo dell’80 per cento originariamente richiesto e abbia scaglionato le scadenze. Il prossimo punto di conflitto non è quindi tanto l’obiettivo quanto la questione di chi, alla fine, sosterrà i costi di risanamento.

Più articoli