Asfalto, caldo, collasso e chi ne paga le spese

Alla fine di giugno 2026, in Germania è stata superata per la prima volta in un mese di giugno la soglia dei 40 gradi. A Möckern-Drewitz, nella Sassonia-Anhalt, il termometro ha segnato 41,5 gradi Celsius, un nuovo record storico. Non si tratta di un caso isolato. È la conseguenza di decenni di urbanistica sbagliata.

Giugno 2026

Le città sono più calde rispetto alle zone circostanti. Questo fenomeno, noto come “isola di calore urbana”, è causato dai terreni impermeabilizzati, dai tetti scuri, dalle grandi superfici di cemento e dal calore residuo prodotto dal traffico e dai condizionatori d’aria. L’acqua piovana viene immediatamente convogliata nella rete fognaria, invece di raffreddare l’ambiente attraverso l’evaporazione. Il risultato sono notti tropicali.  Notti in cui la temperatura non scende sotto i 20 gradi. Per gli anziani, i bambini e le persone malate ciò rappresenta un pericolo costante per la salute.

L’eredità della città a misura di auto
Per decenni la mobilità è stata considerata la priorità assoluta nella pianificazione urbana. Le strade sono state ampliate, sono stati creati parcheggi, sono stati abbattuti alberi. Ciò che funzionava nel modello di traffico fallisce a 38 gradi all’ombra. Alberi sradicati, asfalto surriscaldato, nessun ricambio d’aria. Barcellona fa di meglio. Con i cosiddetti «superblocchi», la città ha liberato interi isolati dal traffico di transito e ha guadagnato enormi spazi per alberi, ombra ed evaporazione naturale.

Città-spugna anziché rete fognaria
Il principio della «città-spugna» ribalta la vecchia logica urbanistica. L’acqua piovana non va convogliata, ma immagazzinata, fatta infiltrare nel terreno e utilizzata come refrigerante in caso di caldo. Vani piantumati, terreni scoperti e serbatoi sotterranei rilasciano gradualmente l’umidità in caso di caldo estremo. Medellín ha trasformato strade molto trafficate in corridoi verdi e, secondo la rete delle città C40, ha così ridotto l’effetto isola di calore di circa 2 gradi Celsius. Parigi gestisce una rete di oltre 1400 spazi pubblici di raffreddamento e una rete sotterranea di teleraffreddamento. Lì il caldo è considerato un servizio di interesse generale.

Gli alberi sono infrastrutture, non semplici ornamenti
Un vecchio albero deciduo rinfresca più di qualsiasi misura tecnica. Ciononostante, tra il 2018 e il 2025 in 195 città tedesche sono scomparsi oltre 900’000 alberi, secondo l’«Heiß-Check 2026» dell’organizzazione Deutsche Umwelthilfe. Un giovane albero piantato in sostituzione impiega decenni prima di sviluppare lo stesso effetto rinfrescante di un vecchio albero abbattuto. Chi vuole alberi urbani longevi deve pensare fin dall’inizio allo spazio per le radici, all’approvvigionamento idrico e alla protezione dal compattamento del suolo, non a posteriori.

La lotta per lo spazio
Le conoscenze sulle misure giuste ci sono. Il problema è politico. Ogni bacino di infiltrazione, ogni albero, ogni striscia d’ombra ha bisogno di spazio. Laddove oggi dominano parcheggi e corsie di marcia, l’adattamento climatico diventa fonte di conflitto. Singapore risolve la questione con il raffreddamento centralizzato dei quartieri. Il freddo viene generato e distribuito in modo centralizzato, invece che da ogni singolo appartamento che utilizza un proprio impianto di climatizzazione ad alto consumo energetico. La protezione dal calore non è più solo una questione di comfort. È il presupposto fondamentale per città vivibili nel XXI secolo.

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