Gli alloggi a basso costo di Zurigo subiscono la pressione dei salari
Il 18% degli appartamenti urbani di Zurigo sottoposti a verifica supera la soglia di reddito, ma secondo la normativa vigente le conseguenze si avranno solo in un secondo momento. È proprio qui che intervengono due mozioni del 19 agosto 2026. Esse mirano ad aumentare gli affitti per i redditi più elevati e a porre fine alla tolleranza del 15%.
La controversia verte su un meccanismo che a Zurigo è stato finora volutamente concepito in modo poco reattivo. Per gli alloggi comunali a canone libero, non tutti i singoli contratti di locazione vengono immediatamente sanzionati in caso di aumento del reddito. Il Comune verifica innanzitutto se più del 15 per cento degli inquilini supera i limiti previsti, calcolando una media triennale. Per questo motivo, la norma attuale entra in vigore solo dopo diversi anni di valutazione.
È proprio questo margine di manovra che il PLR, l’UDC e il Centro intendono eliminare a livello politico. Il 19 agosto 2026 sono state presentate al Consiglio comunale di Zurigo le mozioni 2026/458 e 2026/459. Esse chiedono di legare l’affitto all’andamento dei redditi degli inquilini e di abolire il limite del 15 per cento. Una norma di controllo si trasformerebbe così in una leva diretta sui prezzi per il parco immobiliare comunale.
Il 18 per cento non è ancora sufficiente per un intervento
L’occasione è data dalla recente analisi sugli alloggi comunali. In 1’400 dei 7’700 alloggi controllati, i redditi superavano il limite consentito. Ciò corrisponde a circa il 18 per cento. Ciononostante, per il momento queste famiglie non devono né traslocare né pagare automaticamente di più, poiché il Comune tollera espressamente le fluttuazioni e valuta la quota non su base puntuale, ma su un arco di tre anni.
Per gli alloggi interessati si applica l’affitto basato sui costi. Il Comune non affitta quindi questo patrimonio a scopo di lucro, ma secondo criteri di utilità pubblica. Durante la durata del contratto di locazione, il limite di reddito viene superato solo se il reddito determinante supera i 70’000 franchi e, al contempo, è pari a più di sei volte il canone annuo lordo. Le mozioni dei partiti borghesi non mirano quindi a un piccolo errore di applicazione, ma alla logica di fondo della gestione.
L’affitto basato sui costi si trasformerebbe in uno strumento di regolazione
La conseguenza è che il parco immobiliare diventerebbe politicamente esplosivo. Se l’aumento dei redditi portasse direttamente a canoni di locazione più elevati, la funzione degli alloggi comunali cambierebbe. Essi rappresenterebbero allora meno un segmento conveniente a lungo termine con mescolanza sociale e più un modello che assorbe costantemente gli aumenti di reddito. Secondo l’iniziativa, tuttavia, l’aumento dovrebbe rimanere limitato e arrivare al massimo fino all’affitto usuale in loco per immobili comparabili.
Si prevede già una certa opposizione. A sinistra c’è un aperto rifiuto nei confronti di un affitto basato sul reddito negli alloggi comunali. Per i proprietari, gli amministratori e la politica non si tratta di una semplice correzione tecnica, bensì di una questione di principio riguardante la finalità e la gestione del patrimonio immobiliare comunale. Il dibattito in seno al Consiglio comunale dovrebbe intensificarsi nel 2027, non appena saranno disponibili ulteriori analisi relative all’ordinanza sugli affitti.