Berna impone agli edifici residenziali l’adozione della piattaforma di ricarica

La Confederazione interviene direttamente nei condomini. Una consultazione del 19 giugno 2026 intende obbligare, se necessario, i locatori e i proprietari di appartamenti a provvedere all’installazione di base delle stazioni di ricarica per auto elettriche. È proprio questo che sta suscitando una forte opposizione nel settore immobiliare.
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Berna impone agli edifici residenziali l’adozione della piattaforma di ricarica

All’origine non c’è un dibattito astratto sul clima, bensì una modifica concreta della legge. Il 19 giugno 2026 il Consiglio federale ha sottoposto a consultazione la modifica della legge sull’energia. Essa attua la mozione 23.3936 di Jürg Grossen, approvata dal Parlamento nel giugno 2025, e crea le basi affinché i proprietari di immobili residenziali siano tenuti a realizzare un impianto di base per la ricarica dei veicoli elettrici, qualora gli aventi diritto lo richiedano.

L’intervento ha una portata più limitata di quanto le reazioni accese possano far supporre. Il diritto previsto si applica solo alle persone che risiedono nell’immobile o nel complesso residenziale e il cui posto auto è stato concesso dallo stesso locatore insieme all’appartamento. Anche i subaffittuari dovrebbero rientrare nell’ambito di applicazione. Inoltre, la realizzazione dell’infrastruttura deve essere ragionevole. Secondo il progetto, l’impianto di base comprende la linea elettrica fino al posto auto in questione, un sistema di attribuzione del consumo di energia elettrica e, se del caso, una gestione del carico.

La proprietà diventa una questione politica
Proprio questo punto colpisce al cuore il settore. Già durante la discussione parlamentare, la maggioranza della commissione competente del Consiglio degli Stati aveva messo in guardia da un intervento sproporzionato nella garanzia della proprietà e nell’autonomia privata. Ciononostante, l’11 giugno 2025 il Consiglio degli Stati ha approvato la mozione con 24 voti contro 18. Per i proprietari, gli amministratori e i committenti, il nocciolo della questione è quindi chiaro: non si tratta solo di singole wallbox, ma di un diritto legale alla predisposizione dell’edificio.

Ciò assume rilevanza pratica soprattutto nel patrimonio edilizio esistente. Nelle nuove costruzioni è relativamente semplice prevedere l’infrastruttura di ricarica. Nei condomini esistenti, invece, cavi aggiuntivi, gestione del carico e sistemi di fatturazione si scontrano con locali tecnici angusti, proprietà per piani, budget di investimento limitati e una ripartizione dei costi delicata. La Confederazione afferma sì che i costi dell’installazione di base nei contratti di locazione possono di norma essere trasferiti sul canone del posto auto. Ciò, tuttavia, attenua il conflitto solo in parte, poiché l’investimento deve prima essere organizzato, pianificato dal punto di vista tecnico e attribuito in modo giuridicamente corretto.

I parcheggi per biciclette come secondo tema controverso
La seconda fonte di indignazione riguarda i requisiti più severi per i parcheggi per biciclette, come descritti nel documento di riferimento. Tuttavia, nell’attuale ricerca condotta fino al 19 agosto 2026 non è stato possibile verificare l’esistenza di un progetto federale altrettanto attendibile che contenesse i punti di dettaglio citati. Per il momento, quindi, è soprattutto la consultazione in corso sull’infrastruttura di ricarica a sostenere il conflitto politico tra la Confederazione e il settore immobiliare.

Resta ora da vedere fino a che punto Berna intenda effettivamente portare avanti questa richiesta al termine della consultazione, il 12 ottobre 2026. Se la clausola di ragionevolezza rimarrà restrittiva, il progetto acquisirà maggiore forza esecutiva. Se invece verrà interpretata in senso più ampio, è probabile che molti conflitti vengano rinviati a valutazioni caso per caso e a procedimenti civili.