Come il vecchio mercato immobiliare sta rallentando la nuova Cina

La Cina è a un punto di svolta. Mentre le auto elettriche, l'AI e la tecnologia verde dominano i titoli dei giornali, una profonda crisi immobiliare sta intaccando le fondamenta dell'economia. I principali sviluppatori stanno vacillando, le province gemono sotto i debiti, la deflazione sta intaccando la fiducia, eppure Pechino si sta attenendo al suo obiettivo di una crescita robusta. La domanda non è più se la crisi colpirà l'economia, ma per quanto tempo e quanto profondamente.

Dicembre 2025

Per anni, il settore immobiliare è stato il motore di crescita più importante della Cina. Costruire, vendere, continuare a costruire. Questa era la semplice formula che a volte rappresentava fino a un terzo della produzione economica. Con requisiti più severi per limitare il debito, la leadership ha frenato questo modello, innescando una crisi strisciante ma persistente.

Evergrande è stato il punto di svolta visibile nel 2021. L’ex stella del settore non ha rispettato i pagamenti degli interessi, è diventata una figura di allarme globale e ha reso improvvisamente chiaro quanto fosse vulnerabile il modello di crescita. Da allora, sviluppatori come Country Garden e ora Vanke Group, che erano stati a lungo considerati stabili, sono finiti sotto pressione. Un segnale che il settore immobiliare non ha ancora toccato il fondo.

Deflazione, shock patrimoniale e famiglie insicure
La crisi immobiliare sta intaccando profondamente l’economia reale. La proprietà residenziale è il principale deposito di ricchezza per le famiglie cinesi. Quando i prezzi scendono in serie, il senso di sicurezza si erode. Coloro che vedono il proprio appartamento come un fondo pensione diventano riluttanti a consumare, investire e prendere decisioni importanti per la vita.

I consumi interni sono di conseguenza deboli. Il commercio al dettaglio cresce a un tasso molto inferiore ai livelli precedenti e l’economia sta lottando con una pressione deflazionistica persistente. Il calo o la stagnazione dei prezzi possono sembrare interessanti nel breve termine, ma stanno aumentando l’onere del debito in termini reali e prolungano il processo di pulizia del sistema immobiliare e finanziario.

Province nell’ombra del debito
La situazione delle amministrazioni locali è particolarmente delicata. Le province e le città hanno accumulato una gigantesca montagna di debiti attraverso le vendite di terreni agli sviluppatori e alle società di finanziamento fuori bilancio. Le vendite di terreni erano la fonte di reddito più importante, ma non sono mai state sufficienti a sostenere il boom edilizio e i programmi infrastrutturali finanziati dal credito. Ora che le vendite stanno crollando, i debiti nascosti stanno venendo alla luce.

Molte regioni sono costrette a una dieta silenziosa. Gli investimenti vengono rimandati, le spese tagliate, le nuove infrastrutture ritardate. Questo ha conseguenze dirette sulla crescita, sull’occupazione e sulle imprese locali. La crisi non è quindi tanto un crollo rumoroso quanto una lenta pressione che indebolisce il sistema per anni e limita il margine di manovra.

La vecchia economia basata sulla proprietà incontra la nuova potenza tecnologica
Allo stesso tempo, la Cina si sta presentando come una superpotenza high-tech. I produttori di auto elettriche, le aziende di AI e i gruppi internet che si stanno reinventando rappresentano la “nuova Cina”. I politici si stanno concentrando su una strategia tecnologica a lungo termine, incentrata su elettromobilità, semiconduttori, AI, energie rinnovabili e robotica.

Tuttavia, questa nuova economia è costruita su una base della vecchia struttura economica guidata dalla proprietà. Senza una domanda interna stabile, canali di credito affidabili e fiducia delle famiglie, il settore tecnologico non sarà in grado di realizzare il suo pieno potenziale. La strada verso il successo, quindi, non passa per uno smantellamento ordinato del settore immobiliare, ma attraverso di esso.

Obiettivi di crescita come boomerang
Pechino si attiene ai suoi ambiziosi obiettivi di crescita. L’obiettivo di “circa il 5%” è raggiungibile perché lo Stato e le aziende statali stanno prendendo contromisure in molti settori. Per i quadri consapevoli sul campo, il segnale rimane chiaro: i numeri devono essere sommati, se necessario con progetti aggiuntivi che hanno un impatto economico limitato.

Il risultato sono nuovi progetti infrastrutturali ed edilizi che sostengono il PIL nel breve termine, ma non risolvono i problemi strutturali. Al contrario, prolungano il ciclo del debito. Questo crea una tensione tra la storia di crescita ufficiale e la reale necessità di riduzione della leva finanziaria nel complesso del debito immobiliare e locale.

Cosa c’è in gioco fino al 2026
I prossimi anni determineranno se la Cina riuscirà a gestire la transizione da un modello di crescita basato sul debito e sul patrimonio immobiliare a un percorso di crescita basato sull’innovazione. Se si riuscirà a ottenere una contrazione controllata del settore immobiliare, rafforzando al contempo i consumi, la produttività e le industrie orientate al futuro, il Paese potrà rimanere solido nonostante i cali. Se questo atto di equilibrio fallisce, si profila uno scenario di bassa crescita sostenuta, con ricorrenti episodi di deflazione e crescente sfiducia degli investitori.

La crisi immobiliare non è una questione marginale, ma il test centrale della capacità della Cina di correggere il suo corso economico. Il fattore decisivo sarà se la leadership politica e l’amministrazione troveranno il coraggio di relativizzare gli obiettivi di crescita a breve termine a favore di un modello più sostenibile e meno guidato dalla proprietà, evitando così che la nuova Cina venga schiacciata dalla vecchia.

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